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Tom Hancock si rimette in viaggio con il nuovo EP Go to sleep

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Ricordate la storia di un giovane artista inglese, giramondo e innamorato di Parigi? Non è un fiaba per bambini, ma la realtà. A distanza di circa un anno, Tom Hancock fa ritorno a Parigi presentando Go to sleep, il suo nuovo EP. Quando si tratta di seguire il proprio cuore, non c’è Brexit o pandemia che tenga!

Intimità e introspezione nelle note di Go to sleep

Se il primo EP di Tom Hancock, As I sing this song, ha messo in evidenza la spiccata sensibilità del cantautore, Go to sleep ha tutte le carte in regola per consacrarlo al pubblico come artista “introspettivo” interessato alle emozioni e soprattutto alle debolezze nascoste di chi lo ascolta.

In sole tre canzoni, Tom Hancock riassume sensazioni vissute in prima persona e storie raccontate da altri, narrate con tale eleganza e purezza da sembrare racconti di vita quotidiana. Chiunque, da un adolescente ad un adulto prossimo alla pensione, può ritrovarsi nelle riflessioni e sensazioni narrate da Tom Hancock. A fare da apripista è proprio il brano Go to sleep, a mio avviso il più bello della raccolta e tra i più riusciti di tutta la discografia dell’artista inglese. 

Dopo la sognante delicatezza di Go to sleep, il ritmo si fa più brioso con Look for meaning, canzone molto radiofonica, per poi tornare a velarsi di malinconia con l’ottimo brano Little Moscow. L’influenza dei principali artisti indie folk della scena britannica e americana è sempre molto forte, con un pizzico di John Lennon, altro artista cardine per Tom Hancock. 

Il precedente EP As I sing this song aveva come comun denominatore la nostalgia dei ricordi del passato; Go to sleep, invece, sembra scavare sempre nella parte più nascosta del cuore dell’artista, là dove si celano segreti, riflessioni, rimpianti, sogni realizzati e da realizzare. E se tra questi sogni ci fosse proprio Parigi?

Da Newcastle a Parigi: e dopo?

Nonostante le mille limitazioni legate alla Brexit e alla pandemia, Tom Hancock ha mantenuto la promessa di fare ritorno a Parigi durante l’estate 2021. La sua città preferita gli ha portato consensi, soddisfazioni e soprattutto numerosi fonti d’ispirazione. Complice anche la riapertura dei maggiori open mic della capitale francese, tra cui La Pomme d’Eve, Le Klein e il locale scozzese The Highlander, nei quali Tom ha potuto esibirsi quotidianamente.

L’attrazione per la Ville Lumière è troppo forte per interrompere questa romance tra Parigi e l’artista inglese. Per tale motivo, dopo una breve parentesi estiva in patria, il ritorno di Tom Hancock sulle scene parigine sembra avvicinarsi nuovamente.

Per un breve o lungo periodo? Alla Brexit l’ardua sentenza! 

In tempi di incertezza come questi, la vita e la carriera dell’artista potrebbero prendere svolte inaspettate, dettate da chissà quale destino. Ma un giramondo come Tom è consapevole dei rischi e delle scelte difficili che una vita nomade come la sua impone. Lo scrive oltretutto in un suo bellissimo brano che per il momento resta inedito: 

But there is a cost that we both know to living freely

The curse of being a visitor means you are welcome but never home

A chi saranno dirette queste parole così intense, nelle quali expat e viaggiatori potranno facilmente ritrovarsi? Ad una persona in particolare, al mondo intero o magari alla città di Parigi, così importante per Tom? Per scoprirlo non resta a continuare a seguire Tom e le sue avventure, con i loro alti e bassi. La mia penna potrebbe tornare a parlare di lui molto presto, dal momento che nuovi EP, album e progetti in preparazione bollono in pentola o meglio, fremono tra le corde della sua chitarra.

Nel frattempo, ancora una volta, non ci resta che augurargli buon viaggio.

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